Tre consulenze tecniche depositate dalla famiglia di una 24enne di Afragola riaprono il confronto sulle cure ricevute al Cardarelli di Napoli, dove la giovane è morta il 2 luglio nel reparto di terapia intensiva dopo due interventi chirurgici. Gli elaborati sono ora all’esame della Procura e contestano, su diversi aspetti, le conclusioni raggiunte dai consulenti nominati dal pubblico ministero.
Le contestazioni sui tempi dell’operazione
L’ultima relazione, composta da 55 pagine, è stata firmata da Emanuele Capasso, professore di medicina legale dell’Università Federico II, e da Giuseppe Tufano, specialista in chirurgia dell’apparato digerente ed endoscopia digestiva. Nel documento, commissionato dalla famiglia e dai suoi legali, vengono indicati dai consulenti presunti profili di imprudenza e imperizia.
«Operazione prematura e diagnosi incompleta»
La valutazione riguarda l’indicazione all’intervento e la scelta di procedere, che secondo gli specialisti sarebbe avvenuta senza un precedente trattamento conservativo, sulla base di una diagnosi ritenuta incompleta e senza una valutazione multidisciplinare. La relazione segnala inoltre presunti profili di negligenza nella sorveglianza del decorso successivo all’operazione.
Le tre relazioni depositate dalla famiglia
Le consulenze presentate alla Procura sono complessivamente tre. Nella stessa giornata dell’ultimo deposito è stata consegnata anche una seconda relazione, di 126 pagine, nella quale viene sostenuta la possibilità di evitare l’evoluzione fatale. Le conclusioni dei consulenti di parte sono destinate a essere confrontate con quelle contenute nella consulenza tecnica autoptica disposta dalla Procura.
- 55 pagine: l’ultima relazione, firmata da due specialisti della Federico II;
- 126 pagine: la seconda consulenza depositata nella stessa giornata;
- tre medici indagati: l’ipotesi di reato contestata è l’omicidio colposo.
L’inchiesta è coordinata dal sostituto procuratore Mario Canale. I tre medici risultano indagati per l’ipotesi di omicidio colposo: si tratta di una fase delle indagini e le valutazioni contenute nelle relazioni della famiglia non costituiscono accertamenti definitivi di responsabilità. Il materiale dovrà essere esaminato dagli inquirenti insieme agli altri atti dell’indagine.
Al centro del procedimento restano quindi l’indicazione dell’intervento, i tempi della decisione chirurgica e la gestione del periodo postoperatorio. Il confronto tecnico proseguirà tra le contestazioni formulate dai consulenti incaricati dalla famiglia e le conclusioni degli esperti nominati dalla Procura.