Nei Campi Flegrei il monitoraggio dei gas vulcanici viene svolto con stazioni multiparametriche installate alla Solfatara di Pozzuoli e nell’area di Pisciarelli. L’Ingv ha illustrato quali sostanze vengono controllate e in quali condizioni possono diventare pericolose per le persone, nell’ambito degli approfondimenti dedicati al bradisismo.
Il controllo delle concentrazioni
Le stazioni effettuano rilevazioni con frequenza oraria su tre specie gassose: anidride carbonica (CO2), idrogeno solforato (H2S) e anidride solforosa (SO2). L’Ingv precisa che attualmente nei Campi Flegrei non viene rilevata anidride solforosa. Le concentrazioni elevate e potenzialmente pericolose di CO2 e H2S sono invece associate alle immediate vicinanze delle bocche fumaroliche, all’interno del cratere della Solfatara o nell’area di Pisciarelli.
- CO2: è il gas vulcanico più abbondante dopo il vapore acqueo e può diventare pericoloso se si accumula in ambienti chiusi o privi di ventilazione;
- H2S: è riconoscibile per il caratteristico odore di uova marce e presenta soglie ambientali molto basse;
- SO2: l’Ingv riferisce che non è attualmente rilevata nei Campi Flegrei.
Anidride carbonica e ventilazione
L’anidride carbonica è naturalmente presente nell’atmosfera, con una concentrazione indicata dall’Ingv intorno a 440 parti per milione. In condizioni ordinarie non costituisce un pericolo diretto per la respirazione, ma può raggiungere livelli problematici quando si concentra in locali confinati e non ventilati. L’Organizzazione mondiale della sanità utilizza il valore di 1.000 parti per milione come indicatore di una buona ventilazione negli ambienti chiusi, anche per prevenire mal di testa e accumulo di patogeni.
Idrogeno solforato e soglie ambientali
L’idrogeno solforato appartiene ai gas tipici dei sistemi idrotermali. L’odore può essere percepito dall’olfatto umano a concentrazioni comprese tra 0,02 e 0,13 parti per milione. L’Ingv richiama due soglie definite dall’Organizzazione mondiale della sanità: 0,11 parti per milione come media sulle 24 ore, indicata per la tutela della salute fisica e la prevenzione delle prime irritazioni oculari, e 0,005 parti per milione come media su 30 minuti, fissata per evitare il disagio provocato dall’odore.
A concentrazioni superiori a 100-200 parti per milione, l’H2S può diventare estremamente tossico e inibire il nervo olfattivo. Il quadro descritto dall’Ingv distingue quindi le aree immediatamente vicine alle fumarole dai contesti urbani: per questi ultimi, l’istituto riferisce che non sono presenti condizioni di rischio per la salute legate alle concentrazioni dei gas monitorati.